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Dolore costale a destra o a sinistra

Dolore costale a destra o a sinistra


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Il dolore alle costole è un dolore che si manifesta nell'area del torace, dello sterno o delle costole e può essere attribuito a varie cause. Spesso sono responsabili di motivi "innocui" come i muscoli doloranti, la cattiva postura, un nervo schiacciato o una costola contusa. In rari casi, tuttavia, i sintomi possono anche indicare problemi di salute più gravi, come malattie cardiache, allo stomaco o ai reni o la sindrome HELLP, forse molto pericolosa, durante la gravidanza.

Nota: Se si verifica dolore nell'area delle costole, questo dovrebbe essere prontamente chiarito dal punto di vista medico al fine di evitare rischi per la salute. Una volta trovata la causa, la naturopatia e / o la medicina alternativa possono essere utilizzate come trattamento alternativo o di accompagnamento per sostenere la guarigione e alleviare i sintomi. Tuttavia, questo dovrebbe sempre essere fatto in consultazione con il medico che ti sta trattando.

Dolore alle costole - Una breve panoramica

Questo articolo fornisce una panoramica dei possibili fattori scatenanti dei reclami, delle opzioni diagnostiche, degli approcci terapeutici e della prevenzione.

  • definizione: Il dolore alle costole è un dolore che si manifesta nell'area del torace, dello sterno o delle costole.
  • Sintomi: A seconda della causa, diversi tipi di dolore in tutta l'area della costola, unilaterale, bilaterale o selettivo. Questi possono essere acuti o cronici, leggeri o violenti, piuttosto superficiali o interni, e irradiarsi nelle aree adiacenti del corpo. Alcuni movimenti o, ad esempio, la tosse possono in alcuni casi peggiorare il dolore.
  • Cause possibili: Contusione, frattura (frattura), postura errata, muscoli doloranti, nervo pizzicato, malattie degli organi toracici (polmoni, cuore, timo) o tessuto, malattie degli organi adiacenti come cuore, polmoni, stomaco, pancreas, milza, bile, fegato, reni e intestino Pleurite, nevralgia intercostale, spondilite anchilosante, sindrome dello scarico toracico (sindrome spalla-braccio), gravidanza, sindrome di HELLP, sindrome di Tietze e altri.
  • diagnosi: Anamnesi: clinica, localizzazione, acuta / cronica, sintomi di accompagnamento (esacerbazione, ad esempio, quando si tossisce, mentendo, respirando), malattie precedenti; esame fisico - osservazione, palpazione, ascolto dell'area costale; Diagnostica dell'apparecchiatura come richiesto, come raggi X, tomografia computerizzata.
  • terapia: A seconda della causa. Ad esempio applicazioni di raffreddamento o riscaldamento, antidolorifici, radiazioni UV, farmaci antitosse, antibiotici, ginnastica respiratoria, puntura, chirurgia, drenaggio toracico, catetere pleurico, farmaci antinfiammatori non steroidei, fisioterapia, elettroterapia e altri.
  • Naturopatia e medicina alternativa: A seconda della causa, ad esempio pomate, bagni e impacchi con proprietà che favoriscono la circolazione (come impacchi di senape), rimedi omeopatici, sali di Schüßler, massaggi.
  • Prevenzione: A seconda della causa. Tra le altre cose, un'alimentazione equilibrata, esercizio fisico regolare, stretching e riscaldamento prima dello sport, indumenti protettivi e riduzione del rischio in alcuni sport, evitando sigarette e alcol, rilassamento e sonno sufficienti.

Costolette

Le costole (Costae) sono le ossa curve e accoppiate, che insieme alla colonna vertebrale toracica e allo sterno (sterno) formano lo scheletro del torace o il torace osseo. Le costole rappresentano sostanzialmente una "gabbia ossea" in cui gli organi sensibili dei polmoni e del cuore sono ben protetti. Inoltre, il torace viene sollevato e abbassato con l'aiuto delle due articolazioni delle costole e dei muscoli delle costole. Questo è un prerequisito di base per poter respirare profondamente nell'addome usando il diaframma (respirazione addominale o respirazione diaframmatica).

Ogni persona di solito ha dodici paia di costole. Ogni costola è costituita da un osso spinale sulla colonna vertebrale (Os costale) e una cartilagine costale (Cartilago costalis). Lo spazio tra due costole adiacenti è indicato nell'anatomia come "spazio intercostale" (ICR, dal latino: "Spatium intercostale" = spazio intercostale).

La prima costola si trova tra l'ultima vertebra cervicale e la prima vertebra toracica. Le prime sette coppie di costole sono collegate alla parte anteriore dello sterno (sterno) e sono denominate "vere costole" (Costae verae). Mentre le coppie da otto a dieci (Costae spuriae, anche: "false nervature") sono collegate alle costole superiori nell'area della cartilagine costale, le coppie undici e dodici sono collegate solo alla colonna vertebrale e quindi non sono chiuse nella parte anteriore (Costae fluctuantes, anche " costole rudimentali ”).

Indipendentemente dalla loro posizione, le costole possono essere divise in tre diverse sezioni: la testa della costola (caput costae), attraverso la quale le costole sono articolate alla colonna vertebrale, e quindi il collo della costola (collum costae) e il corpo della costola (corpus costae). A causa della loro forma e posizione, le costole sono soggette a lesioni in caso di incidente, quindi una semplice frattura, ad esempio nelle persone anziane, può essere causata da una caduta, specialmente quando le ossa possono già essere indebolite dall'osteoporosi.

Sintomi e cause

Il dolore toracico è di solito il termine usato per descrivere il dolore toracico, che può variare per tipo, durata e forza. Di solito viene fatta una distinzione tra lamentele acute e croniche. "Cronico" significa che il dolore persiste per un periodo di almeno sei mesi o si ripresenta regolarmente durante questo periodo. Nella maggior parte dei casi, questa forma cronica indica una malattia indipendente. Indipendentemente dal fatto che si tratti di dolore acuto o cronico: questi devono sempre essere considerati un segnale di avvertimento e devono essere chiariti prontamente da un medico.

In linea di principio, il dolore nell'area delle costole può interessare tutte e dodici le coppie di costole o le dodici vertebre toraciche e lo sterno (sterno). Pertanto, i reclami sono divisi in due gruppi - a seconda di dove si verificano i reclami: da un lato, il dolore che proviene direttamente dall'area delle costole ed è causato, ad esempio, da un livido o da una frattura (frattura). D'altra parte, il dolore che è dovuto a malattie degli organi mammari (polmoni, cuore, timo) o dei tessuti.

Dolore costale unilaterale

Gli organi dietro le costole sono spesso il fattore scatenante per il dolore alle costole. Il dolore unilaterale potrebbe essere un'indicazione di questo. Se gli organi non sono considerati la causa, questo può essere trovato anche nel sistema muscolo-scheletrico. Ad esempio, i muscoli della schiena deboli possono causare una postura errata, che può portare a dolore nella zona delle costole a lungo termine. Questo dolore è spesso anche unilaterale.

Molte altre cause come costole rotte, costole contuse, muscoli doloranti e altri possono causare dolore unilaterale nell'area delle costole. Entreremo in questo in dettaglio più avanti nel testo.

Importante: Al fine di evitare danni consequenziali, la causa esatta del dolore alle costole deve essere sempre chiarita dal punto di vista medico in modo tempestivo.

Dolore costale a sinistra

Se i sintomi compaiono sotto l'arco costale sinistro, potrebbero esserci, ad esempio, problemi di stomaco o una malattia del pancreas (ad esempio infiammazione del pancreas), della milza (vedi anche: dolore splenico) o del cuore (ad esempio un infarto, vedi sotto). Si consiglia pertanto di chiarire al più presto la causa esatta del reclamo da parte di un medico, cosa che dovrebbe assolutamente essere fatta in caso di dolore prolungato a sinistra sotto le costole al fine di evitare danni agli organi.

Attenzione: Un infarto è un'emergenza medica. Un dolore improvviso e prolungato nella zona del torace sinistro, che spesso si irradia verso il collo, la schiena, la parte superiore dell'addome e le braccia, è caratteristico. Inoltre, possono verificarsi effetti collaterali tipici come pallore del viso, mancanza di respiro, sudore freddo, sensazione di oppressione al petto, nausea, irrequietezza e ansia. Con questi segni, un medico di emergenza deve essere chiamato immediatamente al telefono 112!

Dolore alle costole a destra

Se i sintomi compaiono sotto l'arco costale destro, potrebbero esserci malattie del fegato, della cistifellea o del colon. Questi di solito possono essere identificati sulla base di altri sintomi tipici. Se, ad esempio, l'intestino innesca i sintomi nell'area delle costole, questo è spesso riconoscibile da uno stomaco gonfio, perdita di appetito e altri disturbi digestivi.

L'infiammazione acuta della cistifellea, d'altra parte, si manifesta spesso principalmente come dolore simile a una colica sotto le costole destra, che si attenua dopo pochi minuti, ma a volte solo dopo ore, e quindi si sviluppa in dolore permanente alla pressione. Qui si verificano anche sintomi come nausea e vomito, costipazione e flatulenza. Febbre e brividi si verificano anche in molti casi.

Contusione alla costola

In molti casi, le costole contuse (contusione di costole) sono il fattore scatenante del dolore alle costole. Questa è una lesione molto dolorosa alle costole, che di solito deriva da un impatto contundente sul petto dall'esterno, ad esempio da una caduta o una collisione. Questo è il motivo per cui le costole sono particolarmente ammaccate negli sport, specialmente negli sport in cui vi è un contatto fisico diretto (ad esempio arti marziali, pallamano, calcio, rugby, pallacanestro) o un aumentato rischio di cadute gravi (ad esempio ciclismo, mountain bike, Sciare).

Spesso, un livido non può essere immediatamente distinto da una costola rotta perché le cause e i sintomi sono simili. Tuttavia, il dolore nell'area delle costole di solito dura più a lungo con un livido ed è più pronunciato rispetto a una frattura, specialmente quando inalato profondamente, tossendo, ridendo o starnutendo. Un livido può anche essere riconosciuto dal fatto che si verifica un forte dolore quando la parte superiore del corpo è attorcigliata o il paziente giace sul lato corrispondente del corpo. Inoltre, le persone colpite spesso non inspirano ed espirano profondamente a causa del dolore, il che significa che sentono costantemente che non ricevono abbastanza aria.

Se i vasi sanguigni sotto la pelle sono stati danneggiati da influenze esterne, possono anche verificarsi rapidamente lividi (ematoma), che rendono la pelle sulla zona interessata diventare blu e parzialmente gonfia. A seconda della gravità del livido, i sintomi possono durare fino a poche settimane - in casi lievi, tuttavia, spesso scompaiono dopo alcuni giorni.

Nota: Se non sei sicuro che il tuo reclamo sia un livido o una frattura, dovresti chiarire la causa il prima possibile. Nel peggiore dei casi, una costola rotta può avere conseguenze potenzialmente letali. Puoi leggere di più al riguardo nella prossima sezione alla voce "Frattura".

Costola spezzata (frattura)

In caso di frattura di una costola, può essere colpita solo una o più costole che sono parzialmente o completamente rotte. Una singola costola può anche essere spezzata più volte (frattura della costola) o tre o più costole adiacenti sullo stesso lato della rottura del corpo (frattura della serie di costole).

Una rottura della costola può verificarsi in diversi modi. Il più delle volte, tuttavia, come un livido, è causato da una forza contundente dall'esterno ("trauma contusivo"), ad esempio cadendo su un bordo (ad es. Bordo del tavolo, lavandino, vasca da bagno), un incidente o una collisione negli sport. Inoltre, anche la violenza sotto forma di colpi o calci violenti è un'opzione. Un massaggio cardiaco può anche portare a una frattura costale come parte della rianimazione a causa della pressione esercitata sul petto.

Poiché più ossa vengono scomposte rispetto a quelle accumulate nel corso della vita, le ossa degli anziani in particolare sono meno stabili e si rompono più facilmente. Malattie precedenti come l'osteoporosi o il cancro con degradazione ossea aumentano significativamente il rischio di frattura. Può anche succedere che una costola si rompa spontaneamente e senza un grilletto esterno diretto, ad esempio a causa di una forte tosse.

Se c'è una frattura costale, compaiono vari sintomi. A seconda di dove si verifica l'interruzione, può causare poco o nessun disagio. Tuttavia, il dolore si verifica spesso nell'area della frattura quando si respira, si tossisce o si esercita una pressione sulla zona interessata. In alcuni casi, il dolore alle costole è particolarmente grave quando ti pieghi in avanti o torci la parte superiore del corpo. Inoltre, gonfiore e lividi appaiono spesso nell'area della frattura e in alcuni casi l'area interessata può anche essere avvertita dall'esterno. Un segno sicuro di una pausa è un rumore crepitante, grattugiante o tintinnante durante il movimento e la respirazione, che viene chiamato medico "crepitazione" (dal latino "crepitatio" = "sonaglio", "scricchiolio").

Nota: Se vi è il sospetto di una frattura costale, questo dovrebbe essere chiarito dal punto di vista medico mediante raggi X per essere in grado di riconoscere possibili lesioni di accompagnamento (ad esempio da organi interni nella cavità addominale) e trattarli di conseguenza. Ciò è particolarmente importante qui, poiché esiste il rischio che la costola rotta possa ferire i polmoni, il cuore o l'arteria principale (aorta), il che può portare a un sanguinamento eccessivo nei polmoni o al collasso polmonare (pneumotorace).

Dolore alle costole quando o dopo la tosse

Se si verifica dolore alle costole durante la tosse o successivamente, ci sono varie possibili cause. Come già accennato, questo include anche costole rotte e lividi. Di seguito ti presentiamo brevemente altre importanti potenziali cause.

Dolorante

Il dolore muscolare può anche causare dolore alle costole durante o dopo la tosse. Se i muscoli doloranti sono forti, il dolore può persino verificarsi con ogni respiro, il che può essere estremamente scomodo.

Come con qualsiasi altro muscolo irritato, l'abuso dei muscoli è generalmente responsabile dei sintomi. In questo caso, sono i muscoli intercostali che corrono tra le costole adiacenti e sono responsabili dello spostamento del torace su e giù. Poiché questi muscoli vengono normalmente utilizzati ed esercitati molto poco, i muscoli doloranti si sviluppano rapidamente sotto stress insolito, spesso causato da una tosse forte e duratura per raffreddore o bronchite. Perché ogni volta che tossisci, il diaframma si contrae e l'aria viene espulsa dai polmoni alla massima velocità. Sia il diaframma che i muscoli intercostali sono fortemente stressati.

Se gli organi non sono considerati la causa, questo può essere trovato anche nel sistema muscolo-scheletrico - ad esempio, i muscoli della schiena deboli possono causare una postura errata, che a sua volta può portare a dolore nell'area delle costole a lungo termine. È quindi importante che la causa esatta venga chiarita da un medico al fine di evitare danni consequenziali.

Dolori alle costole causati dalla pleurite

Una pleurite o una pleurite possono anche essere la causa del dolore alle costole quando si tossisce. In questo caso c'è un'infiammazione della cosiddetta "pelle del seno". Questo è un sottile strato di tessuto che consiste all'incirca di due parti: la pelle polmonare (o pleura pulmonalis), che copre i polmoni, e la pleura (pleura parietalis), che riveste l'interno del torace e la parte superiore del diaframma e del pericardio. Queste due parti sono collegate tra loro in corrispondenza del margine polmonare. Lo spazio in mezzo si chiama "spazio pleurico". C'è un film liquido in esso. Fa sì che i polmoni aderiscano alla gabbia toracica da un lato o si adattino saldamente e dall'altro seguano facilmente la gabbia toracica con tutti i movimenti respiratori.

Se c'è un'infiammazione in quest'area, viene fatta una distinzione medica tra pleurite "umida" e "secca". Mentre nel primo (essudativo della pleurite) il liquido si accumula tra il polmone e la pleura (versamento pleurico), il che significa che non c'è attrito e quindi nessun rumore di sfregamento (sfregamento pleurico), questo è abbastanza evidente nella forma secca (pleurite sicca) a causa della mancanza di liquido durante l'ascolto ascoltare.

Le cause della pleurite sono molte. Nella maggior parte dei casi, tuttavia, la causa è una patologia polmonare sottostante come polmonite, infarto polmonare, tubercolosi o carcinoma bronchiale (carcinoma polmonare). Tutte queste malattie sono estremamente gravi e possono essere fatali. Pertanto, se si sospetta la pleurite (petto o pleurite), un chiarimento immediato è molto importante. Si prega di consultare un medico il più presto possibile.

Se i risultati dei polmoni rimangono irrilevanti, ci sono una serie di altre possibili malattie, nel corso delle quali la pleura può essere danneggiata direttamente in determinate circostanze. Questi includono, ad esempio, infezioni virali, ad esempio con herpes o virus Coxsackie B (malattia di Bornholm), pancreatite (pancreatite) o malattie reumatiche come il lupus eritematoso o l'artrite reumatoide.

Poiché la pleurite secca è solitamente accompagnata da un forte dolore durante la respirazione, molte persone soffrono rapidamente di una respirazione delicata superficiale. Di conseguenza, tuttavia, i polmoni non possono più muoversi adeguatamente, il che aumenta il rischio che la pleura e le pinne polmonari crescano insieme alle cicatrici ("scorza pleurica"). Poiché una cotenna pleurica può calcificare in caso di emergenza e quindi compromettere la respirazione, in questi casi è generalmente necessario un intervento chirurgico per allentare le aderenze.

I sintomi della pleurite dipendono dal tipo di infiammazione che è. Se in primo luogo avverti un forte dolore al petto, di solito si tratta di una pleurite secca. I sintomi possono manifestarsi a sinistra, a destra, su entrambi i lati o nella parte posteriore del torace e di solito sono così gravi da portare a un grave indebolimento e compromissione del benessere. Nella maggior parte dei casi, i reclami diventano più gravi se inalati e tossiti. Questo è il motivo per cui i pazienti spesso fanno un lieve respiro o sopprimono la voglia di tossire per evitare il dolore.

Un altro sintomo tipico della pleurite secca è il suddetto rumore di sfregamento (sfregamento pleurico, chiamato anche "scricchiolio della pelle"), che si verifica quando gli strati della pleura infiammata (pleura) si sfregano l'uno contro l'altro durante la respirazione. Tuttavia, questo chiaro segno può essere ascoltato solo con lo stetoscopio e scompare non appena il liquido si accumula tra il polmone e la pleura o la pleurite secca si sviluppa nella forma umida. Inoltre, la pleurite secca può causare respiro corto o mancanza di respiro (dispnea) e tosse e in rari casi febbre. Il sintomo centrale, tuttavia, è un forte dolore nella respirazione.

Con una pleurite umida, tuttavia, di solito non c'è dolore durante la respirazione e la tosse, dovuto al fatto che il liquido si è accumulato tra le costole e i polmoni (versamento pleurico). Tuttavia, l'accumulo di liquidi spesso provoca una sensazione di pressione al petto e mancanza di respiro. Inoltre, questo può portare a un notevole aumento di peso improvviso. Anche la febbre è comune in questa forma. Inoltre, a seconda della malattia di base, possono comparire altri sintomi: ad esempio, nel caso della polmonite, oltre alla febbre alta, si trovano spesso brividi e tosse con espettorazione e la pleurite causata dall'infiammazione del pancreas (pancreatite) provoca tipicamente dolore al torace e dolore addominale nell'addome superiore.

Gravidanza e sindrome di HELLP

Il dolore nella zona delle costole si verifica spesso nella fase avanzata della gravidanza. Ci sono varie ragioni per questo, che nella maggior parte dei casi non presentano rischi per la salute.

Se il dolore alle costole si manifesta improvvisamente nell'addome inferiore e poi scompare di nuovo, i muscoli addominali sono spesso il grilletto. Poiché questi si attaccano alle costole e all'arco costale e sono sempre più stressati dal bambino in crescita e più pesante durante la gravidanza, può portare a un dolore toracico molto massiccio, che può irradiarsi fino alla schiena.

Tuttavia, se i sintomi appaiono più profondi nell'addome, anche l'utero può essere la causa. Cresce continuamente durante la gravidanza, il che significa che si sente spesso un aumento della pressione sotto l'arco costale o il dolore si verifica in determinati punti della regione costiera. Ad esempio, il bambino potrebbe aver temporaneamente disteso una gamba in modo da causare disagio nell'area della costola.

In rari casi, il dolore alle costole durante la gravidanza può anche indicare la pericolosa sindrome di HELLP. Il nome di questa sindrome è composto dai termini inglesi "emolisi" per anemia emolitica, "elevato livello di enzimi epatici" per aumento dei valori epatici e "basso numero di piastrine" per un numero ridotto di piastrine (piastrine). I sintomi cardinali della sindrome di HELLP sono già stati descritti. La pre-eclampsia è spesso associata alla sindrome. Si stima che una o tre donne su mille donne in gravidanza siano affette dalla sindrome di HELLP. Questa è stata a lungo considerata una grave complicazione dell '"avvelenamento da gravidanza" (preeclampsia). La preeclampsia può essere riconosciuta principalmente da ipertensione (alta pressione sanguigna), proteinuria (escrezione proteica nelle urine) ed edema generalizzato (ritenzione idrica). Tuttavia, ora è noto che la sindrome di HELLP può verificarsi anche senza che la donna incinta abbia avuto in precedenza sintomi di preeclampsia.

In caso di emergenza, la sindrome di HELLP può portare a insufficienza epatica e renale acuta e ad un improvviso distacco della placenta. Con la sindrome di HELLP, possono manifestarsi i sintomi tipici della preeclampsia (edema, ovvero ritenzione idrica nelle mani, piedi e viso, ipertensione, proteine ​​nelle urine), ma non è così. Di solito c'è una disfunzione epatica che porta a dolore intenso e spesso radiante nell'addome superiore destro o nell'area delle costole superiori. Inoltre, possono verificarsi nausea e vomito o diarrea, che a volte fanno pensare al paziente di influenza gastrointestinale; sono anche possibili mal di testa e disturbi visivi. Con la sindrome di HELLP, l'attenzione è rivolta all'emolisi (dissoluzione dei globuli rossi), all'aumento dei valori epatici e alla trombocitopenia (mancanza di piastrine / piastrine nel sangue) a causa di danni al fegato.

Attenzione: Se si sospetta la pre-eclampsia e / o la sindrome di HELLP, la donna incinta deve essere portata immediatamente in clinica per evitare rischi per la salute di lei e del nascituro.

Poiché il decorso della malattia è difficile da valutare e il danno al fegato aumenta nel tempo, nella maggior parte dei casi il bambino viene immediatamente portato al taglio cesareo e, se necessario, viene fornito con tutto il necessario nell'incubatrice. Il decorso della sindrome non è completamente interrotto dal parto; invece, potrebbero essere necessari alcuni giorni in più affinché tutti i sintomi scompaiano. Pertanto, il paziente rimane sotto stretto controllo medico anche dopo la nascita al fine di evitare complicazioni e / o danni permanenti.

Nevralgia intercostale

Se il dolore appare tra le costole, può esserci anche una cosiddetta "nevralgia intercostale". Tuttavia, questa non è una malattia indipendente, ma una sindrome del dolore nell'area tra le costole della parete toracica (da "inter", latino per "tra" e "costa", latino per "costole"; la nevralgia è un dolore simil-convulsivo nell'area nervi sensibili).

Per la maggior parte delle persone, il dolore proviene dalla colonna vertebrale, ma si avverte anche tra le scapole o sul bordo interno sinistro della scapola e può anche irradiarsi fino alle braccia e alle mani. È tipico che il dolore si estenda più come una cintura o un anello e si intensifichi tossendo, muovendosi, premendo o sedendosi con le spalle contratte e storte. Il dolore spesso descritto come "affilatissimo" viene percepito da coloro che ne sono affetti come particolarmente stressanti ed atroci; ci sono anche episodi molto improvvisi, simili a attacchi, con dolori di pressione laceranti o lancinanti.

Queste convulsioni sono spesso accompagnate da grande paura, ansia e difficoltà respiratorie. Inoltre, potrebbero esserci disturbi di accompagnamento di sensibilità o sensazione o formicolio nella zona interessata. Poiché la respirazione di solito è molto dolorosa, questo è spesso ridotto al minimo indispensabile, il che, da un lato, può alleviare i sintomi per un breve periodo, ma dall'altro lato può anche aumentare la sensazione e le paure oppressive. Poiché il forte dolore persistente porta rapidamente ad affaticamento, può anche portare a cattiva circolazione, vertigini e grave affaticamento.

Poiché la nevralgia intercostale non è una malattia, ma descrive un sintomo o una forma di dolore ai nervi, si possono prendere in considerazione diverse cause. Tra le altre cose, sono possibili reumatismi, fuoco di Sant'Antonio (herpes zoster) o blocchi della colonna vertebrale.

Inoltre, malattie o compromissione delle costole, della pleura o dei polmoni possono scatenare un'infiammazione dolorosa dei nervi intercostali, in rari casi anche una malattia del midollo spinale, un restringimento congenito dell'arteria principale o un tumore.

Inoltre, in linea di principio è anche possibile che vi sia una malattia del cuore o degli organi nell'addome superiore (come stomaco, cistifellea, fegato), che si irradia nelle corrispondenti aree costali e può innescare il dolore tipico.

Sindrome di Tietze

Il dolore nell'area delle costole può verificarsi anche in connessione con la cosiddetta sindrome di Tietze (chiamata anche "costocondrite" o "malattia di Tietze"). È una malattia in cui la cartilagine delle costole o lo sterno si gonfiano e causano dolore. Contrariamente a contusioni o fratture costali, la sindrome si presenta relativamente raramente e spesso scompare all'improvviso come si è verificato dopo un po 'di tempo.

Tipici per la malattia di Tietze sono i gonfiori spontanei nell'area del torace e delle costole, che sono spesso visibili dall'esterno e di solito causano un forte dolore nell'area tra lo sterno e le cartilagini costali superiori. Questi possono aumentare quando viene applicata pressione sull'area interessata o attraverso movimenti e respirazione profonda, e in alcuni casi si irradiano anche nelle braccia o nel collo. Inoltre, in alcuni casi c'è un impulso accelerato e una forte sensazione di calore. Tuttavia, poiché questi sintomi non sono specifici, una diagnosi può essere fatta solo da uno specialista appropriato.

Quali sono le cause della sindrome di Tietze non è ancora noto. Tuttavia, si sospetta una stretta connessione con micro interruzioni, che può derivare, ad esempio, da sovraccarico. Anche le operazioni in cui il torace è stato aperto sono considerate possibili fattori scatenanti. Tuttavia, i reclami spesso si verificano anche senza una causa riconoscibile.

Spondilite anchilosante

Oltre alle malattie menzionate finora, la malattia di Bechterew (medica: spondilite anchilosante) può anche essere la causa del dolore nell'area delle costole. La malattia di Bechterew è una malattia reumatica che colpisce principalmente la colonna vertebrale e può causare ossificazione o irrigidimento attraverso processi infiammatori.

M. Bechterew è ancora considerato incurabile e si manifesta all'inizio con sintomi relativamente non specifici, il che significa che una diagnosi può spesso essere fatta solo molto tardi. Le indicazioni di spondilite anchilosante forniscono tuttavia una rigidità mattutina persistente, glutei e mal di schiena che si alternano tra destra e sinistra, che peggiorano quando sono a riposo e diminuiscono quando si spostano. Lo sterno può anche ferire; oltre al dolore alle costole, sono anche possibili dolore al ginocchio e dolore all'anca. Inoltre, molte persone avvertono infiammazione della pelle dell'occhio medio (uveite o irite), che a sua volta può portare a dolori agli occhi, prurito agli occhi, aumento della sensibilità alla luce e arrossamento degli occhi.

Le cause esatte della spondilite anchilosante sono ancora sconosciute; tuttavia, si presume che ci sia un malfunzionamento del sistema immunitario, il che significa che è anche diretto contro le stesse cellule del corpo. Si sospetta anche che un'infezione batterica (ad esempio con adesivo o clamidia) in combinazione con una disposizione ereditaria possa innescare la malattia.

Sindrome da sbocco toracico

In rari casi, anche la cosiddetta "sindrome dello sbocco toracico" (TOS) può essere la ragione del dolore alle costole. Questo è anche noto come "sindrome da compressione neurovascolare del braccio" o "sindrome spalla-braccio". Unter dem TOS werden alle Syndrome zusammengefasst, bei denen die zum Arm ziehenden Gefäß-Nerven-Bündel im oberen Brustkorbbereich durch Druck geschädigt beziehungsweise beeinträchtigt werden (Skalenussyndrom, Halsrippensyndrom, Kostoklavikularsyndrom und so weiter).

Der Druck entsteht dabei durch eine Engstelle in diesem Bereich, die meist angeboren ist, aber durch Faktoren wie Haltungsschäden der Wirbelsäule, Vorhandensein einer Halsrippe oder ausgeprägtes Muskelwachstum (zum Beispiel durch Kraftsport, Bodybuilding) verstärkt werden kann. Auch eine veränderte Körperhaltung und/oder vergrößerte Brüste während der Schwangerschaft oder ein Unfall können die Symptome des TOS auslösen.

Diese können ganz unterschiedlich sein. Typisch sind Schulterschmerzen, Oberarmschmerzen und Unterarmschmerzen, die bis in die Finger ausstrahlen können, ein Kribbeln im Arm, das Gefühl „dass der Arm eingeschlafen ist“ sowie Mattigkeit und Gefühlsstörungen im Bereich der betroffenen Armnerven. Im Falle einer voll ausgebildeten Halsrippe kann es außerdem zu Rippenschmerzen kommen. Die Gefäßeinengung kann beispielsweise auch eine schwache Durchblutung zur Folge haben, wodurch wiederum ein langsamer Puls und blasse Finger auftreten können. Außerdem wird die Entwicklung einer Thrombose (Verengung oder Verschluss einer Blutbahn durch ein Blutgerinnsel) am Arm begünstigt.

Diagnose verschiedener Ursachen von Rippenschmerzen

Da für die Entstehung von Rippenschmerzen eine Vielzahl möglicher Ursachen in Frage kommen, können nicht alle Diagnosemöglichkeiten an dieser Stelle behandelt werden. Grundsätzlich wird der behandelnde Arzt oder die behandelnde Ärztin zunächst Fragen stellen, um die möglichen Ursachen einzugrenzen.

Dabei wird er oder sie beispielsweise klären, wo genau und seit wann die Schmerzen auftreten, wie sich die Schmerzen anfühlen und ob diese sich etwa beim Atmen oder bei Bewegung verschlimmern und ob es besondere Begleitumstände gab (etwa einen Unfall, einen Zusammenstoß beim Sport, ungewohnte körperliche Betätigung etc.). Auch mögliche begleitende Beschwerden wie beispielsweise Fieber, Bluthochdruck oder Atembeschwerden werden mit abgefragt.

Sobald ein Verdacht auf eine mögliche Ursache vorliegt, wird die weitere Diagnosestellung dieser angepasst. Einige Möglichkeiten stellen wir Ihnen nachfolgend kurz vor.

Rippenprellung

Ergibt das Gespräch mit dem Patienten oder der Patientin den Verdacht auf eine Rippenprellung, wird der Arzt oder die Ärztin eine körperliche Untersuchung vornehmen und die Rippen vorsichtig abtasten. Bei einer Prellung ist der betroffene Bereich normalerweise geschwollen, gerötet, sehr druckempfindlich und schmerzhaft. Auch ein Bluterguss kann auf eine Prellung hinweisen. Weil eine Rippenprellung und ein Rippenbruch oft durch diese Untersuchung noch nicht eindeutig voneinander abzugrenzen sind, wird meist eine Röntgenuntersuchung des Brustkorbs angeordnet.

Rippenbruch

Einige Brüche sind auf den ersten Blick sogar vom Laien erkennbar. Dies ist etwa der Fall, wenn der Knochen durch die Hautoberfläche ragt. Weitere Untersuchungen wie Röntgen, Computertomographie (CT) oder Ultraschall bringen Klarheit über die genauen Ausmaße des Bruchs, eventuelle weitere, weniger auffällige Brüche im umliegenden Bereich sowie über eine mögliche Verletzung dahinterliegender Organe.

Neben der Sichtbarkeit des Knochens außerhalb der Hautoberfläche gibt es weitere sogenannte sichere Anzeichen für einen Knochenbruch. Diese sind Fehlstellung des Knochens, abnorme (ungewöhnliche) Beweglichkeit sowie ein fühl- oder hörbares Reibegeräusch bei Bewegung (Krepitation).

Ist der Bruch nicht offensichtlich, verläuft die Diagnose in der Regel wie beim Verdacht auf eine Rippenprellung: Klärung der Entstehung, der begleitenden Beschwerden und weiterer wichtiger Punkte im Gespräch, anschließend vorsichtiges Abtasten und Anschauen, abschließende Klärung durch bildgebende Verfahren wie Röntgen, Computertomographie und/oder Ultraschall.

Rippenfellentzündung

Der Verdacht auf eine Rippenfellentzündung ergibt sich normalerweise bereits im Patientengespräch (Anamnese). Hinweise darauf geben atemabhängige Schmerzen im Rippenbereich. Diese sind häufig so stark, dass Betroffene eine deutliche Schonhaltung einnehmen, was dann natürlich auch deutlich sichtbar ist. Zudem ist die Atmung meist sehr flach, um die Schmerzen zu vermeiden. Zusätzlich können Atemnot und ein Druckgefühl in der Brust auftreten. Beim Abhören der Lunge ist bei der trockenen Form der Rippenfellentzündung darüber hinaus das typische als „Lederknarren“ oder „Pleurareiben“ beschriebene Geräusch feststellbar.

Wird eine Pleuritis diagnostiziert, muss als nächster Schritt die dahinterstehende Grunderkrankung herausgefunden werden. Dazu dienen normalerweise ein Tuberkulosetest (Tuberkulintest), ein Röntgenbild des Thorax (Brustraums) sowie verschiedene Blutuntersuchungen.

HELLP-Syndrom

Liegen bei einer Schwangeren heftige Schmerzen im Bereich des rechten Oberbauchs hinter den Rippen, eventuell Wassereinlagerungen, Übelkeit und Erbrechen, Durchfall sowie Kopfschmerzen und/oder Sehstörungen vor, werden verschiedene Blut- und Urinuntersuchungen zur Diagnosefindung angeordnet. Auch eine Kardiotokographie (CTG oder Wehenschreiber), Doppler-Sonographie und abdominelle Sonographie werden häufig vorgenommen, um den Zustand von Mutter und Kind beurteilen sowie eine Risikoeinschätzung treffen zu können.

Intercostalneuralgie

Damit die Diagnose bei Verdacht auf eine Intercostalneuralgie zielführend und eine anschließende Krankheitsermittlung erfolgreich sein kann, kommt es bei der Anamnese des Patienten beziehungsweise der Patientin auf möglichst detaillierte Angaben zu bestehenden Beschwerden sowie möglichen Vorerkrankungen an. Hierfür ist es nicht ausreichend, die Lage des Schmerzes im Bereich des Brustkorbs zu beschreiben. Ergänzend müssen auch Situationen genannt werden, in denen sich der Schmerz intensiviert, sowie Auskünfte zu bestehenden Begleitsymptomen gegeben werden. Wer vor Auftreten der Nervenschmerzen an einer Wirbelsäulen-, Infektions- oder Organerkrankung gelitten hat, sollte dies während der Patientenbefragung ebenfalls zur Sprache bringen.

Nach dem Patientengespräch erfolgt meist ein anfängliches Abtasten der betroffenen Wirbelsäulenregion. Auf diese Weise lässt sich die Schmerzquelle genauer lokalisieren und beurteilen, wie schmerzempfindlich die Betroffenen sind. Im Anschluss erfolgt eine intensivere ausführliche körperliche Untersuchung zur Differenzialdiagnose.

Bildgebende Untersuchungsmethoden wie die Myelografie stehen hierbei im Vordergrund. Der Begriff beschreibt ein spezielles Röntgenverfahren zur Darstellung des Wirbelkanals, bei dem ein Kontrastmittel in den Kanal injiziert wird. Mit Hilfe einer Computertomographie (CT) oder Kernspintomographie (MRT) lassen sich dann etwaige Kompressionen und Entzündungen der Nerven sichtbar machen. Auch Dislokationen und degenerative Veränderungen der Wirbelsäule können im Rahmen bildgebender Diagnoseverfahren ermittelt werden. Ein EKG erlaubt diesbezüglich ferner die Beurteilung der Herz-Kreislauf-Gesundheit.

Vermuten Ärztinnen oder Ärzte die Ursache für die Intercostalneuralgie nicht an der Brustwirbelsäule selbst, sondern in einem der Organe innerhalb des Brustkorbs, können zusätzlich zur bildgebenden Diagnose weitere Untersuchungsmethoden zur Anwendung kommen. Zur Beurteilung der Lungengesundheit können beispielsweise Lungenfunktionstests durchgeführt werden. Blutuntersuchungen zeigen ergänzend eventuelle Infektionskrankheiten an.

Tietze-Syndrom

Nach dem vorausgehenden Patientengespräch wird der Arzt oder die Ärztin den Rippenbereich vorsichtig abtasten. Beim Tietze-Syndrom zeigen die Rippenknorpel eine ausgeprägte Empfindlichkeit gegen Druckschmerz. Dieser Schmerz ist meist im Bereich von der zweiten bis zur siebten Rippe am stärksten ausgeprägt. Eventuell kann eine Magnetresonanztomographie (MRT) oder eine Ultrasonographie (USG) Schwellungen der Rippenknorpel sichtbar machen. Ergibt eine Blutuntersuchung einen erhöhten Entzündungswert (CRP-Wert), kann dies ebenfalls ein Hinweis auf das Tietze-Syndrom sein.

Behandlung von Rippenschmerzen

Grundsätzlich richtet sich die Behandlung nach den jeweiligen Ursachen der Schmerzen, wobei durchaus erhebliche Unterrschiede bestehen und das falsche Vorgehen lebensbedrohliche Folgen haben kann. Die Therapie sollte daher unbedingt unter ärztlicher Anleitung erfolgen.

Behandlung bei Rippenprellung

Eine Rippenprellung verheilt von selbst, sodass eine Operation normalerweise nicht notwendig ist. Im akuten Fall sollte die betreffende Stelle zunächst unbedingt gekühlt werden, um die Schmerzen zu lindern und eine starke Schwellung zu vermeiden. Im nächsten Schritt werden bei starken Beschwerden normalerweise kurzzeitig Schmerzmittel eingesetzt, um zu verhindern, dass Betroffene eine Schonatmung einnehmen. So lässt sich das Risiko für eine Lungenentzündung (Pneumonie) verringern.

Damit eine Prellung möglichst schnell verheilt, sollte der verletzte Rippenbereich unbedingt geschont werden. Dazu gehört auch, während der Heilungszeit auf sportliche Aktivitäten zu verzichten. Im Normalfall ist eine Rippenprellung nach etwa drei bis vier Wochen ausgeheilt, in schwereren Fällen können jedoch auch bis zu zehn Wochen oder mehr vergehen. Hier kann sich beispielsweise eine Bestrahlung mit UV-Strahlen positiv auf den Heilungsprozess auswirken.

Therapie bei Rippenbruch

Liegt eine unkomplizierte Rippenfraktur beziehungsweise ein Bruch von ein bis zwei Rippen oder eine stabile Rippenserienfraktur (drei oder mehr gebrochene Rippen auf derselben Brustkorbseite) vor, erfolgt normalerweise keine besondere Behandlung, denn diese heilt selbständig im Laufe von etwa sechs Wochen aus. Dementsprechend wird im Regelfall auch auf eine Ruhigstellung durch einen Gips oder eine Verplattung verzichtet.

Die einzige Maßnahme bei einem Rippenbruch ist meist der Einsatz schmerzlindernder Medikamente (zum Beispiel Ibuprofen, Naproxen oder Paracetamol), da es während des Heilungsprozesses besonders beim Atmen, Husten, im Liegen oder unter Belastung zu mitunter starken Schmerzen kommen kann. Daher erhalten Betroffene, die parallel unter Reizhusten leiden, gewöhnlich auch hustenstillende Medikamente.

Treten jedoch Komplikationen wie starke Atemnot oder Luft im Pleuraraum (Pneumothorax) auf, wird eine spezielle Therapie in Form Thoraxdrainage (Einlage eines Schlauches in die Pleurahöhle) oder einer künstlichen Beatmung notwendig.

Operationen müssen hingegen nur in seltenen Fällen zwingend durchgeführt werden, zum Beispiel bei Instabilität der Brustkorbwand infolge einer Rippenserienfraktur oder wenn durch den Bruch Blutgefäße oder Organe (Lunge, Milz, Leber, Nieren) verletzt wurden. Bei Flüssigkeit, Luft und Blutansammlung in der Pleurahöhle kann chirurgisch durch einen kleinen Schlüssellochzugang mit einer Kamera (Brustkorbspiegelung) zu den Rippen vorgestoßen und unter Sicht Blut, Flüssigkeit und Blutkoagel abgesaugt werden. Nach innen eingespießte Rippen können so reponiert und wenn nötig nach Markierung mit einer Rippenklammer stabilisiert werden.

Allerdings sind einige Expertinnen und Experten der Meinung, dass der Forschungsstand hinsichtlich der Behandlung von Rippenfrakturen veraltet ist. Demnach könnten Operationen auch bei Rippenbrüchen sinnvoll sein, bei denen sie bisher nicht als notwendig betrachtet wurden. Dies könne die Schmerzen lindern, so den Einsatz von Schmerzmitteln reduzieren und eine mögliche Abhängigkeit verhindern. Auch eine schnellere Rückkehr ins Arbeitsleben und eine höhere Lebensqualität seien Faktoren, die den häufigeren Einsatz von Operationen rechtfertigen könnten. Diese sollten jedoch möglichst minimal-invasiv und immer unter dem Aspekt erfolgen, so wenig Gewebe wie möglich zu schädigen.

Behandlung einer Rippenfellentzündung

Liegt die Ursache für die Rippenschmerzen in einer „trockenen“ Rippenfellentzündung beziehungsweise Brustfellentzündung (Pleuritis), steht im Zentrum der Therapie die Behandlung der verantwortlichen Grunderkrankung. Daher stehen die Chancen auf eine schnelle Ausheilung umso besser, je früher diese entdeckt wird. Bei einer bakteriellen Infektion infolge einer Tuberkulose oder einer bakteriell bedingten Lungenentzündung werden hier beispielsweise normalerweise Antibiotika eingesetzt, um die Erreger direkt bekämpfen zu können. Sind jedoch Viren (zum Beispiel Coxsackie-B-Viren) für die Infektion verantwortlich und sind Antibiotika dementsprechend wirkungslos, erfolgt die Therapie in erster Linie symptomorientiert – also durch die Gabe von schmerzstillenden, hustenstillenden und fiebersenkenden Mitteln.

Um eine Schonatmung aufgrund der starken Schmerzen bei einer trockenen Rippenfellentzündung zu vermeiden, ist eine parallele Atemgymnastik sinnvoll und wichtig. Diese unterstützt eine tiefe Atmung und vermindert dadurch das Risiko einer Schwartenbildung. Kommt es dennoch im Verlauf der Pleuritis zu Verwachsungen von Rippenfell und Lungenfell, die möglicherweise die Lungenfunktion stark beeinträchtigen, wird meist eine Operation erforderlich, um diese zu lösen. Gleiches gilt für starke, ausgedehnte Vereiterungen im Zuge der Rippenfellentzündung, bei denen möglicherweise ebenfalls eine OP Sinn ergibt.

Bei einer „feuchten“ Pleuritis ist für die Therapie vor allem die Größe, Lage und Beschaffenheit der angesammelten Flüssigkeit im Pleuraspalt (Pleuraerguss) von zentraler Bedeutung. Während der Körper – bei gleichzeitiger Behandlung der Grunderkrankung – kleine Ergüsse meist allein wieder abbauen kann, ist es bei größeren Flüssigkeitsansammlungen zum Teil notwendig, eine Punktion durchzuführen. Dabei wird die Flüssigkeit mit Hilfe einer Nadel aus dem Brustkorb herausgezogen. Eine Punktion kommt vor allem dann zum Einsatz, wenn der Erguss bereits die Lunge aus ihrer natürlichen Position verdrängt und die Betroffenen nicht mehr richtig atmen können.

Verschwindet der Erguss auch auf diesem Wege nicht oder hat sich im Pleuraraum Eiter gebildet, besteht die Möglichkeit einer Thoraxdrainage. Dabei wird über eine Nadel ein Gummirohr in den Bereich des Ergusses eingeführt, um damit die Flüssigkeit absaugen zu können. Über diese Drainage kann die Pleurahöhle gegebenenfalls auch mit Kochsalzlösung gespült oder es können Medikamente eingebracht werden. Kommt es jedoch immer wieder zu Flüssigkeitsansammlungen, kann auch ein dauerhafter Pleurakatheter sinnvoll sein.

Therapie einer Intercostalneuralgie

Liegt eine Intercostalneuralgie vor, hängt die Therapie im Einzelfall immer von der Diagnose und den möglicherweise bestehenden Vorerkrankungen ab. Dementsprechend ist die Palette an Behandlungsoptionen sehr weit gefächert.

Da die Schmerzen meist sehr stark sind, wird bei der Schmerzlinderung angesetzt, wobei hier neben Medikamenten zur Entspannung der Skelettmuskulatur (Muskelrelaxanzien) und mit schmerzstillender oder schmerzlindernder Wirkung (Analgetika) auch entzündungshemmende Rheumamittel (nichtsteroidale Antirheumatika, kurz: NSAR) zum Einsatz kommen.

Darüber hinaus beinhaltet die Therapie normalerweise physiotherapeutische Maßnahmen wie Massage oder Kälte- beziehungsweise Wärmeanwendungen sowie Elektrotherapie, welche die Wirkung elektrischer Ströme auf den Organismus nutzt. Hier eignet sich vor allem die TENS (Transkutane elektrische Nervenstimulation), die nach ärztlicher Anleitung auch zur Selbstbehandlung in der Schmerztherapie eingesetzt werden kann. Bei diesem nebenwirkungsarmen Verfahren werden sanfte elektrische Impulse durch die Haut (transkutan) an die Nerven abgegeben, was diese stimuliert. Der Patient oder die Patientin verspürt während der Behandlung lediglich ein leichtes Kribbeln; dennoch führt der Reiz nach der sogenannten „gate-control theory“ („Schleusen-Kontroll-Theorie”) dazu, dass die Weiterleitung der Schmerzinformation an das Gehirn gehemmt wird und die Betroffenen dementsprechend immer weniger Schmerzen verspüren.

Behandlung des Tietze-Syndroms

Da die Ursache des Tietze-Syndroms bislang nicht bekannt ist, ist auch eine ursächliche Behandlung nicht möglich. Weil die Erkrankung aber in den meisten Fällen ohne Komplikationen von selbst verschwindet, ist eine Therapie im Grunde auch nicht notwendig. Zur Linderung der Schmerzen kommen gegebenenfalls Schmerzmittel zum Einsatz, die bei sehr starken Beschwerden auch in die Nähe der betroffenen Stellen injiziert (gespritzt) werden können. Darüber hinaus sollten Betroffene Fehlbelastungen und Überanstrengung im Alltag und beim Sport vermeiden beziehungsweise deutlich reduzieren.

Naturheilkunde bei Rippenschmerzen

Treten Schmerzen im Bereich der Rippen auf, sollten diese vorsichtshalber immer zunächst von einem Arzt oder einer Ärztin abgeklärt werden. Denn auch, wenn in vielen Fällen eher „harmlose“ Gründe wie ein Muskelkater oder eine Rippenprellung dahinterstecken, können die Beschwerden ebenso ein Hinweis auf ein schwerwiegenderes Problem sein, wie zum Beispiel eine Herz- oder Bauchspeicheldrüsenerkrankung. Daher ist ein Arztbesuch dringend empfehlenswert.

Konnten ernste Ursachen ausgeschlossen werden, bietet in vielen Fällen die Naturheilkunde oder die Alternativmedizin zur Linderung der Schmerzen wertvolle Anregungen. Diese sind meist relativ leicht und unkompliziert umzusetzen. Die Anwendungen und Techniken können dabei zumeist parallel zu schulmedizinischen Maßnahmen eingesetzt werden; oft eignen sie sich aber auch als sanfte und natürliche Alternative zu herkömmlichen Medikamenten.

Nota: Bitte besprechen Sie den Einsatz naturheilkundlicher und alternativmedizinischer Therapiemethoden vorher mit Ihrem Arzt oder Ihrer Ärztin. Bitte beachten Sie zudem, dass diese Verfahren bisher nicht wissenschaftlich anerkannt sind, was jedoch nicht bedeuten muss, dass sie wirkungslos sind.

Alternativmedizinische und naturheilkundliche Behandlung bei Rippenprellung

Liegt eine Prellung der Rippen vor, kann man versuchen, die Beschwerden sanft mit einem homöopathischen Mittel (Alternativmedizin) zu behandeln. Hier kommen beispielsweise Bellis perennis (Gänseblümchen) oder Arnica montana (Bergwohlverleih) zum Einsatz, deren Hauptanwendungsgebiete Verletzungen sind. Die Wahl eines passenden homöopathischen Mittels und der geeigneten Potenz sollte jedoch ein erfahrener Behandler oder eine erfahrene Behandlerin vornehmen. Bitte achten Sie darauf, homöopathische Mittel nur von gut ausgebildeten Heilpraktikerinnen und Heilpraktikern oder Ärztinnen und Ärzten mit einer Zusatzausbildung in Homöopathie auswählen zu lassen. Homöopathische Mittel dürfen keinesfalls selbst hergestellt werden, sondern nur von Ärztinnen und Ärzten, Heilpraktikerinnen und Heilpraktikern sowie in der Apotheke bezogen werden.

Daneben eignen sich zur natürlichen Behandlung einer Rippenprellung auch verschiedene Heilpflanzen (Naturheilkunde), die entweder innerlich (zum Beispiel in Form von Tee) oder äußerlich (zum Beispiel Umschläge, Waschungen, Salben) angewendet werden können. Beispiele sind hier Angelika, Arnika, Johanniskraut, Kiefer, Lavendel und Rosmarin.

Natürliche Verfahren bei Rippenfellentzündung

Auch zur unterstützenden Behandlung einer unproblematischen Rippenfellentzündung (Pleuritis) können naturheilkundliche oder alternativmedizinische Behandlungsmethoden sinnvoll eingesetzt werden. Dennoch sollte für die eigene Sicherheit immer zunächst ein Arzt oder eine Ärztin zu Rate gezogen werden und die genannten Methoden sollten lediglich begleitend eingesetzt werden.

Die Homöopathie (alternativmedizinische Behandlungsmethode) bietet als mögliches Mittel bei fast jeder Form von Pleuritis die Zaunrübe „Bryonia alba“, welche zwar normalerweise als giftiges „Unkraut“ bekannt, als homöopathisches Mittel aber aufgrund der Potenzierung (extrem starke Verdünnung) ungefährlich ist. Bei einer trockenen Rippenfellentzündung eignen sich zudem das Harz des Guajakbaumes „Guajacum officinale“ und die sogenannte „Klapperschlangenwurzel“ (Senega), die gerade bei starken Schmerzen im Rücken beim Husten lindernd wirken kann. Bei einer feuchten Pleuritis werden ebenso häufig Bryonia alba und Senega eingesetzt, bei sehr großen Ergüssen kommen zudem die Eberraute (Abrotanum) und die spanische Fliege (Cantharis) in Frage. Diese Mittel sind lediglich einige von vielen Möglichkeiten.

Daneben können bei einer Rippenfellentzündung zahlreiche Hausmittel unterstützend eingesetzt werden. So können beispielsweise Brustwickel mit Senf hilfreich sein, da dieser eine „ableitende“ beziehungsweise entzündungshemmende Wirkung hat und zudem Schmerzen lindern und Krämpfe lösen kann.

Für die Wickel wird Senfmehl benötigt, welches entweder selbst aus schwarzen Senfkörnern im Mixer hergestellt oder bereits fertig gemahlen in der Apotheke gekauft werden kann. Dieses wird mit warmem Wasser zu einem Brei vermengt, der nach einer kurzen Ziehzeit auf ein Tuch gestrichen und dann auf die Brust aufgelegt wird.

Da durch einen Senfwickel die Durchblutung stark angeregt wird und Hautreizungen auftreten können, sollte hier unbedingt Vorsicht walten: Zum einen sollten die Achselhöhlen und die Brustwarzen durch Vaseline und Tücher geschützt werden und zu Beginn der Auflage sollte schon nach wenigen Minuten überprüft werden, ob die Haut gereizt ist.

Insgesamt sollte die erste Anwendung aufgrund der Belastung für die Haut daher auch nicht länger als fünf bis sechs Minuten dauern. Entstehen keine Probleme, kann der Wickel beim nächsten Mal länger auf der Haut verbleiben (etwa eine Viertelstunde lang). Darüber hinaus gilt es, die Haut nach jeder Anwendung mit einem guten Öl zu versorgen und zu pflegen.

Nota: Aufgrund der reizenden Wirkung muss darauf geachtet werden, dass die Wickel weder bei Kindern noch bei Schwangeren eingesetzt werden dürfen. Da auch der Kreislauf stark belastet wird, ist dieses natürliche Verfahren ebenso für Menschen mit geschwächtem Kreislauf ungeeignet. Betroffene mit Asthma bronchiale sowie Patientinnen und Patienten mit anderen Lungenproblemen sollten im Vorhinein unbedingt mit ihrem Arzt oder ihrer Ärztin absprechen, ob sie einen Senfwickel anwenden dürfen.

Naturheilkunde bei Muskelkater

Liegt der Auslöser für die Beschwerden in einem Muskelkater in der Zwischenrippenmuskulatur, lässt sich dieser zwar nicht einfach „abschalten“; dennoch können einige sanfte Maßnahmen helfen, die Beschwerden auf natürlichem Wege zu lindern.

Wichtig ist hier, dass auf eine Massage der betroffenen Stelle besser verzichtet werden sollte, denn durch diese können die Beschwerden sogar verstärkt und das Abklingen kann deutlich verzögert werden. Besser ist es, die schmerzenden Muskeln mit Wärme zu behandeln. Hier kann beispielsweise schon ein heißes Bad mit Eukalyptus, Fichtennadeln oder Rosmarin, ein Saunagang oder das Schwimmen in warmem Wasser sehr wohltuend sein. Hilfreich sind zudem Pflegeöle, wie zum Beispiel Arnika-Öl, das eine entzündungshemmende und durchwärmende Wirkung hat und gut direkt nach dem Duschen auf die noch feuchte Haut aufgetragen werden kann.

Um die angegriffene Muskulatur zu schonen, sollte darüber hinaus während der Heilungsphase auf starke Belastung verzichtet werden. Besser sind Aktivitäten mit sanften, gleichmäßigen Bewegungen wie Schwimmen, leichte Gymnastik oder Spaziergänge, wodurch der Körper entlastet, aber gleichzeitig die Durchblutung gefördert wird.

Natürliche Heilmittel bei Intercostalneuralgie

Bei Schmerzsyndromen wie der Intercostalneuralgie werden ebenso häufig naturheilkundliche oder alternativmedizinische Mittel zur (begleitenden) Behandlung eingesetzt. Sind die Schmerzen im Bereich der Rippen so zu erklären, hat sich innerhalb der Homöopathie unter anderem Ranunculus bulbosus bewährt. Dieses aus dem Knollenhahnenfuß gewonnene Heilmittel kommt vor allem zum Einsatz, wenn die Schmerzen brennend oder stechend empfunden werden und sich die Rippen wie „zerschlagen“ anfühlen. Darüber hinaus eignen sich noch weitere homöopathische Arzneien bei einer Intercostalneuralgie, zum Beispiel Asclepias tuberosa, Bryonia und Dulcamara.

Auch das Schüßler-Salz Nr.7 „Magnesium phosphoricum“ kann unter Umständen eine Linderung der Beschwerden bewirken; es gilt als Entspannungs-, Nerven- und Schmerzmittel unter den Heilsalzen. Darüber hinaus können auch Heilmittel nach Hildegard von Bingen helfen (Wermutöl, Baldrianpulvermischung), ebenso wie Heilmassagen, bei denen durch Kneten, Streichen oder Klopfen eine Schmerzlinderung erreicht werden kann.

Prävention von Rippenschmerzen

Da Rippenschmerzen auf viele verschiedene Ursachen zurückgehen können, ist es schwierig bis unmöglich, ihnen grundsätzlich vorzubeugen. Bei einigen zugrundeliegenden Ursachen kann man leider keine Vorbeugemaßnahmen ergreifen. Dies gilt zum Beispiel für das Tietze-Syndrom und Morbus Bechterew. Anderen Auslösern kann man hingegen gut vorbeugen. Auf diese gehen wir im Folgenden näher ein.

Vorbeugung von Muskelkater

Zur Vorbeugung eines Muskelkaters als Ursache von Rippenschmerzen sollte man es bei sportlicher Betätigung ruhig angehen lassen. Dies gilt umso mehr für sämtliche neue oder ungewohnte körperliche Betätigung. Dazu kann zum Beispiel auch ein großer Hausputz oder eine anstrengende Tätigkeit bei der Gartenarbeit gehören.

Da mit zunehmendem Alter die körperliche Belastbarkeit abnimmt, sollte man hier noch einmal vorsichtiger sein, auf langsamere Bewegungen achten und häufiger Pausen einlegen. Auch Übungen zum Dehnen und Aufwärmen können dazu beitragen, einen Muskelkater zu vermeiden.

Kündigt sich nach Sport oder anstrengender Tätigkeit dennoch ein Muskelkater an, kann ein heißes Bad diesen in leichteren Fällen häufig noch abwenden. Ein Badezusatz wie beispielsweise Arnika kann die Regeneration zusätzlich unterstützen. Lesen Sie dazu auch weiter oben den Abschnitt “Naturheilkunde bei Muskelkater”.

Prävention von Prellungen

Leider lässt sich nicht jede Verletzung vermeiden und fast jeder Mensch hat in seinem Leben wohl schon einige kleinere und größere “Blessuren” hinnehmen müssen. Dennoch kann eine ruhige und achtsame Geisteshaltung helfen, Unfälle zu vermeiden. Ist man mit der Aufmerksamkeit im Hier und Jetzt, ist die Gefahr von Unfällen und Verletzungen durch Unachtsamkeit geringer.

Darüber hinaus sollte man selbstverständlich darauf achten, bestimmte Sportarten nur mit entsprechender Schutzkleidung auszuführen. Viele Verletzungsrisiken lassen sich zusätzlich dadurch minimieren, dass man sich etwas vorsichtiger verhält und „draufgängerisches“ Verhalten unterlässt. Bei manchen Sportarten hilft es auch, potentiell riskante Situationen vorab zu üben und beispielsweise das richtige Fallen zu erlernen. „Fair Play“, also eine Spielweise ohne unnötige Fouls und übertriebenen Körperkontakt, kann bei einigen Risikosportarten ebenfalls die Verletzungsgefahr senken.

Vorbeugung von Brüchen

Für die Vorbeugung von Rippenbrüchen gelten in vielen Punkten dieselben Hinweise wie bei der Vorbeugung von Rippenprellungen. Zusätzlich kann man durch verschiedene Maßnahmen dazu beitragen, die Knochendichte hoch und damit das Risiko von Brüchen gering zu halten. Dazu zählt neben einer Ernährung mit ausreichend Calcium (zum Beispiel durch Milchprodukte) und Magnesium auch, dass man dem Körper durch regelmäßige Aufenthalte im Freien die Möglichkeit gibt, genügend Vitamin D zu bilden. Regelmäßige leichte sportliche Betätigung wirkt sich durch die gesteigerte Durchblutung ebenfalls positiv auf Stabilität und Flexibilität der Knochen aus. Doch auch für Knochenbrüche gilt leider, dass man selbst durch die beste Vorbeugung nicht jede Verletzung ausschließen kann.

Allgemeine Prävention verschiedener Ursachen von Rippenschmerzen

Einigen Ursachen, die Rippenschmerzen auslösen können, kann man durch eine allgemein gesunde Lebensweise mit einer ausgewogenen Ernährung, dem Verzicht auf Alkohol und Zigaretten, dem Abbau von Übergewicht, regelmäßiger sportlicher Betätigung sowie ausreichend Schlaf und Entspannung recht gut vorbeugen. Dazu zählen verschiedene Organkrankheiten sowie Probleme, die durch Fehlhaltungen, eine schlecht ausgebildete Muskulatur oder Verspannungen verursacht werden. (nr, kh)

Zum Weiterlesen

  • Informationen zum Thema Ernährung und deren vorbeugenden Einfluss auf Osteoporose und Knochenbrüche
  • Informationen zum Thema Bewegung
  • Infos und Neuigkeiten rund um das Thema Schlaf
  • Entspannungsmethoden im Überblick
  • Suggerimenti per la riduzione dello stress

Informazioni sull'autore e sulla fonte

Questo testo corrisponde alle specifiche della letteratura medica, delle linee guida mediche e degli studi attuali ed è stato controllato dai medici.

Magistra Artium (M.A.) Katja Helbig, Dr. med. Andreas Schilling

Swell:

  • Bierbach, Elvira (Hrsg.): Naturheilpraxis heute. Lehrbuch und Atlas; Elsevier GmbH, Urban & Fischer Verlag, München, 4. Auflage 2009.
  • Schweitzer, Rudolf: Bewegungsapparat. Die Heilpraktiker-Akademie; Elsevier GmbH, Urban & Fischer Verlag, München, 1. Auflage 2012.
  • Wojciech Rokicki, Marek Rokicki, Mateusz Rydel: What do we know about Tietze's syndrome?; Kardiochir i Torakochirurgia Polska 2018 Sep;15(3):180-182, PubMed
  • Mohammad Ghasemi-rad, Hosam Attaya, Emal Lesha, Andrea Vegh, Tooraj Maleki-Miandoab, Emad Nosair, Nariman Sepehrvand, Ali Davarian, Hamid Rajebi, Abdolghader Pakniat, Seyed Amirhossein Fazeli, Afshin Mohammadi: Ankylosing spondylitis: A state of the art factual backbone; World Journal Radiology 2015 Sep 28;7(9):236-52, PubMed
  • Michael Bemelman, M. W. de Kruijf, Mark van Baal, Luke Leenen: Rib Fractures: To Fix or Not to Fix? An Evidence-Based Algorithm; Korean Journal of Thoracic and Cardiovascular Surgery 2017 Aug;50(4):229-234, PubMed


Video: Dolore alla mano: tunnel carpale, rizo-artrosi, tendiniti: che fare? (Luglio 2022).


Commenti:

  1. Rahman

    raramente .. .. possiamo dire questa eccezione: i)

  2. Guyon

    Sono sicuro di questo.

  3. Zujin

    Mi scuso, ma non mi avvicina assolutamente a me.

  4. Laoidhigh

    Mi congratulo, il pensiero eccellente



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